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Un'intensa fluvialità caratterizza l'area che abbraccia la produzione DOC d'Arcole.
A partire da San Martino (loc. Mambrotta), fino a giungere all'Adige, tra Zevio albaredo e Coriano, si costeggia il tratto atesino della media pianura veronese in una lunga teoria di golene, curve, arginature possenti, ormatesi dopo l'inondazione del 1882.
Fin dall'antichità l'Adige ha condizionato non solo la superficie, ma anche la stratificazione del terreno,
sedimentando in continuazione depositi alluvionali che si sono variamente distribuiti. Tale tratto per secoli ha subito innumerevoli mutazioni geomofologiche in una rigenerazione costante. Ne sono risulta i tratti di pianura e collinari che hanno alimentato incessantemente la coltura della vite lungo lo scorrere dei secoli.
Le comunicazioni fluviali e stradali riescono a colonizzare complessivamente il territorio, al punto che ogni area ne viene conquistata e antropizzata. Gli insediamenti umani si inseriscono nelle ruralità, adeguandosi e servendosi della materia prima costruttiva, il mattone, modulo onnipresente e qualificante un tessuto abitativo semplice, umile, estremamente elegante e sempre maritato alla vite.

Numerosissime sono ancora le costruzioni del medioevo e della prima epoca moderna, che hanno dato vita, proprio attraverso il terreno e le vie d’acqua, ad agglomerati territoriali assai significativi, capaci di alimentare e sostenere una agricoltura sempre in evoluzione.
Le colture, alimentate efficacemente da un terreno alluvionale, costituitosi in Ere geologiche e in epoche recenti, continuano a rigenerarsi in epoca medioevale, moderna e contemporanea con continui apporti idrici non sempre regolamentati (inondazioni, paludi, ecc.) e con l’intervento incessante dell’uomo che ha ridisegnato e ridefinito l’assetto idrico complessivo dell’area.

Il medioevo in particolare ha contribuito profondamente a rendere questo territorio
sempre più vivibile e coltivabile. Innumerevoli sono i documenti che descrivono la conquista della terra e la sua resa agricola. L’epoca moderna, sostenuta dalla Repubblica Veneta, ha poi tentato di vincere l’impari lotta con l’intensa fluviabilità della zona. Sono cominciate le
grandi opere idrauliche (arginature, chiaviche, ponti-canali, ecc.) che hanno solo in parte modificato ed eliminato gli annosi problemi delle inondazioni dovuti sia all’Adige che
ai fiumi minori.
La cartografia, presente negli Archivi di Stato di Venezia e di Verona, accentua l’evoluzione di queste campagne a partire dal XIV secolo, con interventi miranti alla conoscenza per fini catastali, per irrigazione, per messa a coltura risicola, per regolamentazione delle acque e per la bonifica.

scavo del condotto Zerpano (1920-24)L’epoca contemporanea ha definitivamente risolto, soprattutto dopo l’inondazione del settembre 1882, ogni ulteriore ingerenza. Sono state messe a coltura aree più ricche
d’acqua (Zerpa) ed edificate possenti arginature lungo tutti i corsi fluviali. Possiamo sostenere che attorno a questa fluvialità sia nata una autentica civiltà. Un’umanità attiva ha contribuito a costeggiare ogni via d’acqua di produzioni e commerci che hanno fatto dell’Adige e dei suoi affluenti il centro di una grande epopea. Argini, mulini natanti, risicoltura, porti, traghetti: un mondo che coinvolgeva gli abitanti che nel fiume avevano un rimando obbligato e con esso condividevano gioie, speranze, attese e apprensioni di una esistenza, per i più, estremamente precaria.

Attualmente, conclusa l’inalveazione definitiva, l’asta classificata dell’Alpone presenta una lunghezza di 35 chilometri, mentre la superficie complessiva del bacino imbrifero ammonta a chilometri quadrati 305. La zona più depressa, ovvero il fondo del dosso ove scorre, presenta una consistenza superficiale composta da limo depositato a seguito delle periodiche “colmate” (tipico colore rossastro) e un fondo sottostante prevalentemente argilloso e torboso dal colore nerastro. Quest’ultimo, di consistente spessore, ha una scarsissima permeabilità e ciò rende comprensibile la conseguente persistenza secolare di zone paludose. Queste caratteristiche sono state particolarmente favorevoli alla coltivazione della risaia e delle colture tipiche delle zone umide. La porzione invece che forma la testa del dosso è caratterizzata da terreno limoso e sabbioso particolarmente
fertile e caldo, idoneo per la coltura degli ortaggi. Non a caso l’area di Arcole è ben nota, oltre che per le verdure, soprattutto per l’ottima qualità dell’asparago.

viticoltura nella zona di ArcoleLa stessa viticoltura trova un terreno favorevole alla sua crescita. Questa intensa fluvialità, la costruzione degli argini e la bonifica hanno portato, soprattutto nell’epoca contemporanea, a un riordino complessivo dell’assetto idraulico dell’intero territorio.
In tale contesto si sono insediati i nuclei abitati e si è sviluppata la coltura della vite, assumendo importanza sempre più qualitativa fino a imporsi come fenomeno culturale, sociale ed economico di indubbia valenza storico-antropologica.

Ernesto Santi
Guerrino Maccagnan
 
Il territorio e le sue acque
Note di storia enologica
Le Vigne
   
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Cantina sociale di Colognola ai Colli s.c.a.r.l.
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