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25/10/2007
Cresce il mercato dei vini dolci.
A sostenere i consumi un’eccellente qualità delle produzioni e
firme enologiche di prestigio
La qualità è garantita
dalla firma che si trova su ogni bottiglia. A far fede la zona di produzione.
Così si
può riassumere in estrema sintesi quanto emerso nel convegno
dal titolo “E’ pieno boom di vini dolci. Come
si è certi della loro qualità?” col
quale si sono aperti i lavori della prima edizione di Dolce Vi
sabato 19 ottobre. Brillanti gli interventi dei 12 relatori che
hanno offerto spunti importanti di riflessione.
Giancarlo
Prevarin: L’Italia dei mille passiti
si dà appuntamento nel Veneto
A Giancarlo Prevarin sono toccati gli onori di casa, nella
duplice veste di direttore generale della Cantina dei Colli
Berici e di Presidente Nazionale di Assoenologi. <<Vicenza è una
terra generosa, che offre eccellenze produttive uniche. Siamo
orgogliosi di ospitare un evento come quello di Dolce Vi perchè esso è indubbiamente
indicativo della tanta strada che fin qui le denominazioni oggi
presenti hanno percorso. Molto rimane ancora da fare, soprattutto
sulla via della promozione dei nostri prodotti. Per questo sono
indispensabili azioni sinergiche e costruttive>>.
Gianni
Zonin: Vini dolci, ieri come oggi, orgoglio delle produzioni
italiane
E’ un excursus storico quello di Gianni Zonin, teso ad
evidenziare la valenza sacra dei vini dolci e passiti italiani
dal Medioevo fino ai giorni nostri. Vengono citate figure come
Pier de Crescenzo e narrati episodi storici che hanno visto protagonista
Isabella la Cattolica. Un vero viaggio tra i secoli che porta
prima a parlare di Sicilia, poi di Toscana e infine di Trentino
Alto Adige. <<Un esempio emblematico dell’importanza
religiosa e culturale che questi vini dolci hanno avuto nella
storia è dato dal Sagrantino, da cui deriva il termine
sagra, cioè la festa del Santo Patrono del paese, ad evidenziare
il valore sacrale, appunto, che questi vini possedevano>>.
Sempre secondo Zonin questi vini <<hanno permesso all’Italia
di essere nel mondo con uno spazio importante. Oggi del resto,
mercati interessanti per le nostre produzioni sono alcune zone
del Sud America e soprattutto l’Asia>>.
Vincent
Bouchard: l’Acquavite, il grande segreto
del Porto
Contributo interessante quello di Vincent Bouchard, uno dei
maggiori esperti e produttori di Porto in Portogallo coi suoi
14 ettari di vigneti nel cuore della Valle del Douro. <<E'
in base all'annata, alla qualità delle uve, da quale parcella
arrivano, da quale stile di porto si vuole produrre, che dipendono
la macerazione sulle bucce, il residuo zuccherino per la dolcezza,
la quantità di alcol aggiunto per la fortificazione (se
l'uva ha un buon grado zuccherino si aggiungerà meno alcol,
generalmente è circa un 20%)>>. Severi disciplinari
produttivi regolano la produzione dei Porto Vintage. <<I
Porto Vintage sono prodotti con uve di una sola buona annata,
ma chi vuole produrli deve presentare la richiesta all'Instituto
do Vinho do Porto: una commissione verrà alla cantina
ad eseguire i dovuti controlli, anche nei vigneti, con relativi
assaggi. I controlli da parte della commissione avverranno anche
l’anno successivo a garanzia della qualità>>.
Helga
Gal: E’ esportabile in Italia la tecnica
unica dell’Aszu?
Dall’Ungheria Helga Gal fa un appassionato e brillante
intervento in un italiano perfetto grazie ai lunghi periodi che
lei trascorre in Italia, terra di cui è innamorata. E
non può prescindere dalla storia e dalla civiltà di
origine magiara la sua presentazione. <<Il termine Tocai
deriva da una regione che si trova a 500 chilometri a nord di
Budapest. Nasce nel 1500 quando nella guerra contro i Turchi
i contadini furono costretti a lasciare i grappoli sulle vigne,
dando origine ad una vendemmia tardiva ante litteram. E’ stato
in quell’occasione che abbiamo scoperto la funzione della
Botrite, tanto che Azsu significa proprio acino botritizzato
e selezionato. Per tradizione il Tocai si produce infatti solo
con grappoli raccolti a mano, botritizzati e sistemati in gerle.
L’Ungheria oggi è famosa soprattutto per il Tocai,
vino dolce, ma vi sono molti altri vini secchi di eccezionale
qualità. Purtroppo il Comunismo ha totalmente bloccato
il nostro sviluppo e in quegli anni non ci ha permesso di crescere>>.
Donald
Ziraldo: Icewine: vendemmia a -8° e salvare
l’uva dai merli
Dal Canada Donald Ziraldo, di origine friulana ma da anni trapiantato
in Nord America, ha portato un’interessante testimonianza
di quella che si potrebbe definire viticoltura eroica. <<La
mia avventura comincia nel 1975 quando viene fondata la Inniskillin
Wines. La zona in cui lavoro è vicina ai Cinque Grandi
Laghi e non lontana dalle Cascate del Niagara. Qui abbiamo un
particolare microclima, particolarmente adatto a vitigni quali
il Rielsing, lo Chardonay, il Pinot Nero. In settembre mettiamo
le reti sui vigneti contro gli uccelli che per il freddo sono
affamati. L’uva rimane sulla pianta per diverso tempo fino
a quando la temperatura non raggiunge i -8°. Solo in questo
modo, in questa particolare area produttiva, otteniamo delle
produzioni uniche, con un equilibrio perfetto tra la forte acidità e
lo zucchero che si è concentrato>>.
Fausto
Maculan: L’uva è dolce. Il vino è secco.
Tutti i metodi per fare il vino dolce.
Appassionato a dir poco il contributo di Fausto Maculan, che
in tema di vini dolci ha saputo catalizzare l’attenzione
dei presenti in quella che si potrebbe definire una vera e propria
lectio magistralis enologica. Tema centrale: il ruolo essenziale
della Botrytis. <<Prima di tutto c’è da scommettere
sulle avversità metereologiche. Poi bisogna inquadrare
la Botrytis Cinerea. C’è chi la vede come la sabbia
negli occhi, chi come il buon samaritano. Bisogna distinguere
tra la Botrytis ipovirulenta e quella ipervirulenta. La prima
rende la buccia dell’uva permeabile, favorisce l’appassimento
dell’acino e la formazione degli aromi. Il grappolo in
questo caso diventa marrone, come la pelle del pollo arrosto.
E’chiaro: col 100% di Botrite non si farà mai vino,
bensì marmellata. Serve il giusto equilibrio>>.
Alberto
Coffele: Recioto di Soave: un giovane tradizionalista ne svela
l’identità
Forse il più giovane tra i relatori presenti al convegno,
Alberto Coffele ha parlato del suo Recioto di Soave con lo stesso
amore e con lo stesso orgoglio di un produttore con qualche vendemmia
in più sulle spalle. <<Per produrre il Recioto di
Soave l’uva vive una seconda estate. Esso permette
esattamente all’uomo di trovare quello che cerca. Quanto
valgono le menzioni, i premi, le segnalazioni sulle guide? Come
si fa a dare un valore al vino? Fino a qualche anno fa tutto
doveva passare in barrique. Oggi neppure in botte grande. Il
consumatore è disorientato e questo è inevitabile.
Chi beve vino deve invece essere libero di scegliere su tutta
la linea. Come il produttore quando produce il vino. Il Recioto
di Soave permette questa libertà e permette anche di osare.
Trent’anni fa mio padre realizzò la selezione massale.
I frutti di quella scelta li gustiamo oggi. Senza mai dimenticare
che bisogna sempre migliorare, ricordando che alla base di ogni
azione c’è sempre un’etica>>.
Gaspare
Buscemi: Da uve fresche a uve passite:una vittoria o un errore?
Non tralascia mai di esaltare le sue origini friulane, Gaspare
Buscemi, soprattutto quando alla tecnica enologica si affianca
la storia e la tradizione di una regione che del vino ha fatto
un simbolo. <<In Friuli avevamo la tradizione del “filtrato”,
cioè un vino dolce a bassissima alcolicità. Questa è la
prima grande differenza che esiste coi vini passiti rispetto
ai vini friulani. E’ fondamentale non dimenticare mai il
proprio passato. Nel Friuli ad esempio i vini della tradizione
sono sempre stati il Verduzzo o il Piccolit. Prodotti che hanno
una loro storia qui e in nessuna altra parte. Spetta poi al consumatore
il giudizio, che arriva sempre alla fine>>.
Mario
Pojer: Dalla Germania al Portogallo, restando in Trentino.
Di respiro decisamente internazionale è stato l’intervento
di Mario Pojer che ha fatto del viaggiare un vero e proprio strumento
di lavoro e di crescita professionale. Dall’Alsazia alla
Germania, dall’Austria all’Ungheria, gli spunti raccolti
sono stati molti e Pojer ne ha fatto tesoro. Interessante il
raffronto tra i differenti risultati dell’appassimento. <<Se
prendo un acino di Azsu ha la stessa consistenza di una goccia
di olio di oliva, mentre l’appassimento a Pantelleria determina
acini secchi e dolcissimi>>. Dall’esperienza
di Mario Pojer nasce “Essenzia” il suo vino <<ottenuto
da cinque varietà e con solo 9° di alcol. Sembra un
misto tra il Moscato d’Asti e il Recioto di Soave, da servire
ad esempio accanto al Gorgonzola piccante>>.
Barbara
Tamburini: Non solo Vinsanto. La Toscana nuovo laboratorio dei
vini dolci.
La giovane enologa toscana ha affrontato il tema della ricerca
nell’ambito del vino dolce e di come la Toscana sia in
materia all’avanguardia. Si tratta di ricerca scientifica
moderna che viaggia di pari passo con la tradizione e con la
riscoperta di grandi vini, come nel caso dell’Aleatico. <<Attualmente
non se ne produce una grande quantità, ma esso promette
bene. Alcuni giovani produttori hanno iniziato ad imbottigliare
e commercializzare Aleatico, riservato fino a qualche anno fa
al consumo domestico. Parliamo di un prodotto complesso, di nicchia,
per il quale l'analisi organolettica e l'abbinamento col cibo
sono spesso sperimentali. L'Aleatico raggiunge in media i 16° e
dato l’elevato tasso zuccherino (in seguito all'appassimento
si attesta intorno al 25%) potrebbe essere tranquillamente considerato "vino
da meditazione">>.
Maria Cristina Geminiani:
Albana e Botrytis, il segreto per un’uva neutra
E’ una testimonianza che viene direttamente dal campo anche
quella di Maria Cristina Geminiani, enologa emiliana alla guida
della sua azienda di oltre 32 ettari di vigneto. A partire dalla
seconda metà degli anni ’80 l’azienda entra
in una fase di forte cambiamento con nuovi impianti ad alta intensità e
una cantina completamente rinnovata. Proprio il clima favorevole
della media collina ha garantito a vigneti risultati interessanti
e tra questi eccelle l’Albana Passito. <<Si tratta
di una vendemmia tardiva ottenuta con una particolare attenzione
al ruolo della Botrytis. Fondamentale è l’impegno
e la cura del vigneto ad esempio attraverso azioni contro il
ristagno dell’acqua. Gli interventi sui grappoli invece
cerchiamo di limitarli al momento in cui le uve sono “arrostite” cioè marroni
e più concentrate. La raccolta in fine avviene per fasi>>.
Silvia
Scaglione: La seconda vita del Moscato, padre di tutti i vini
dolci
L’impegno per una produzione ad impatto ambientale minimo è una
delle priorità dell’Azienda Agricola Scaglione,
del Piemonte, il cui impegno è stato illustrato da Silvia
Scaglione, che assieme al fratello, opera ormai da tempo per
il recupero dell’antica tradizione piemontese di far appassire
le uve moscato bianco per ottenerne dei vini da meditazione.
Emblema dell’attivismo a favore dell’ambiente è l’Oasi
Affiliata WWF Forteto della Luja, 15 ettari di bosco e vigneti
a 700 metri sul livello delmare, in provincia di Asti. <<Apparteniamo
alla denominazione del Loazzolo, la Doc più piccola d’Italia
e il nostro moscato bianco Forteto della Luja che qui produciamo
rappresenta per noi un qualche cosa di affettivo: forteto significa
infatti bosco, mentre Luja indica un luogo magico, pieno di fiori,
di profumi e di colori. In questo bosco esiste veramente un microclima
unico>>.
Josè Rallo: Vento, sole, lava
e tanta passione per il Passito di Pantelleria
Chiude
Josè Rallo di Donnafugata, con un intervento che
porta in sè tutto il sole delle isole. <<Pantelleria è un’isola
dal clima estremo. Qui le vigne sono state strappate alle montagne
ed è proprio qui che nasce il Moscato d’Alessandria,
autoctono di origine araba. Nella prima metà di Agosto avviene
la prima vendemmia: le uve si spremono al sole e al vento, potremmo
dire che si abbronzano. I grappoli vengono sempre girati. Questa
la tecnica base. Poi nel 1989 arriva Donnafugata con una lunga
esperienza in materia di vini bianchi (pressatura soffice, fermentazione
a freddo). Abbiamo da sempre scelto di non disidratare totalmente
le uve: la potenza dell’uva passa va bilanciata dalla freschezza
dell’uva appena raccolta. Perchè dunque il nostro
successo? Perchè il consumatore vuole esattamente questi
vini, più vicini al frutto, più delicati, meno alcolici
rispetto a quelli fortificati. Sono prodotti che meglio si sposano
col nostro sistema di alimentazione>>.

25/10/2007
Dolce VI: tutto l’oro del Veneto brilla a Dolce VI
E’ il Recioto di Soave Docg, insieme al Torcolato
di Breganze, al Recioto di Gambellara e al Durello Passito, ad
aver catalizzato l’attenzione del pubblico nel corso
della prima edizione di Dolce VI, l’evento
nazionale dedicato ai vini dolci, che si è tenuto il
19 e 20 ottobre a Villa La Favorita di Monticello di
Fara, a Lonigo (Vicenza). Molto soddisfatti gli organizzatori
per la larga partecipazione: oltre 2000 visitatori,
tra appassionati, ristoratori e amanti del vino pregiato hanno
infatti preso parte all’evento che ha coinvolto 170
aziende per quasi 280 vini in degustazione. Quattordici
le regioni italiane presenti: Piemonte, Lombardia,
Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia
Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio, Puglia, Calabria,
Sicilia e Sardegna. Un fornito parterre di vini che, prezzo
da enoteca, ha raggiunto il valore di 60mila euro, a
fronte di un prezzo medio a bottiglia di 25 euro.
Nella
seducente cornice di Villa Da Porto “La Favorita” hanno
fatto gli onori di casa vini come l’Arcole,
il Breganze, il Colli Berici,
il Gambellara, il Durello, il Vicenza,
il Recioto di Soave e il forte apprezzamento
da parte del pubblico ha dimostrato come ad oggi si sentisse
l’esigenza di creare un appuntamento di questo livello
dedicato interamente alla produzione di vino dolce.
Dolce Vi è stato
voluto dal Consorzio di Tutela
Vini Arcole Doc, il Consorzio di Tutela Vini Doc Breganze, il
Consorzio di Tutela Vini Doc Colli Berici, il Consorzio Tutela
Vini Lessini Durello, il Consorzio Tutela Vini Doc Gambellara,
il Consorzio Tutela Vini Vicenza Doc, il Consorzio Tutela Vini
Vicentini Doc, e ha visto impegnati
nella sua realizzazione la Provincia di Vicenza, Vicenza
Qualità, la Camera di Commercio
di Vicenza e la Banca Popolare di Vicenza.
Hanno inoltre
collaborato l’Associazione Italiana
Sommelier Veneto, la Strada del Vino Arcole Doc,
la Strada del Vino Torcolato Breganze, la Strada del Vino dei Colli
Berici, la Strada del Vino Lessini Durello, la Strada del vino
del Recioto di Gambellara, insieme agli sponsor Vivai
Cooperativi Rauscedo, Vason Group, Fabbrica Botti Gamba, Mandorlato
e Pasticceria Cestaro, Colombini, Sordato, ViVetro, Emmebi.

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